Una guida pratica per evitare gli errori più frequenti nel reporting di sostenibilità e correggere quelli già commessi.
Introduzione: perché è utile conoscere gli errori ESG
La rendicontazione ESG (reporting di sostenibilità) è sempre più richiesta:
- da normativa (CSRD/ESRS per grandi imprese e PMI quotate);
- da clienti grandi (per Scope 3);
- da banche (per finanziamenti);
- da investitori (per rating ESG).
Molte aziende, soprattutto alle prime armi, commettono errori ricorrenti che:
- riducono la credibilità del report;
- aumentano i costi e i tempi;
- espongono a rischi di greenwashing;
- in alcuni casi, possono portare a sanzioni.
Questo articolo elenca gli errori più comuni e indica come evitarli e, se già fatti, come rimediare.
Errore 1: voler fare tutto subito
Cosa succede:
- si cerca di calcolare Scope 1, 2 e 3 completi;
- si vuole un bilancio di sostenibilità perfetto dal primo anno;
- si adottano tutti gli standard (CSRD, ESRS, GRI, GHG, ISO) insieme.
Conseguenze:
- progetto bloccato per complessità;
- costi elevati;
- motivazione che cala.
Come evitarlo:
- partire con una baseline minima;
- selezionare pochi KPI essenziali;
- adottare un approccio graduale: prima i dati base, poi espandere.
Come rimediare:
- semplificare: concentrarsi su pochi temi prioritari;
- ridefinire un piano realistico con step chiari;
- usare framework semplificati (es. VSME per PMI).
Errore 2: raccogliere dati senza una logica chiara
Cosa succede:
- molti fogli Excel non coordinati;
- dati duplicati o contraddittori;
- impossibile trovare i numeri quando servono.
Conseguenze:
- errori nel report;
- tempi lunghi per raccogliere dati;
- incoerenze nelle comunicazioni.
Come evitarlo:
- definire prima quali dati servono e per quale scopo (clienti, banche, reporting);
- creare una struttura semplice (es. un unico file o dossier ESG);
- assegnare un responsabile della raccolta dati.
Come rimediare:
- fare un pulizia dei dati: eliminare duplicati, ordinare file;
- creare un file centrale unico;
- definire una procedura semplice per la raccolta annuale.
Errore 3: non allineare ESG a strategia e processi
Cosa succede:
- ESG è visto come un progetto “parallelo”;
- il report rimane un documento separato dalla gestione quotidiana;
- i temi ESG non entrano nelle decisioni aziendali.
Conseguenze:
- report burocratico, senza impatto reale;
- mancanza di supporto del management;
- progetto che muore dopo il primo anno.
Come evitarlo:
- integrare ESG nei processi esistenti:
- acquisti, produzione, HR, sicurezza, qualità;
- collegare gli obiettivi ESG a decisioni concrete (investimenti, formazione, fornitori).
Come rimediare:
- rivedere il progetto ESG e collegarlo agli obiettivi aziendali;
- coinvolgere le funzioni chiave (produzione, HR, acquisti, finanza);
- usare il report come strumento di miglioramento, non solo di comunicazione.
Errore 4: confondere sostenibilità con greenwashing
Cosa succede:
- usare affermazioni generiche:
- “siamo green”;
- “100% sostenibili”;
- “a impatto zero”;
- senza dati che supportino queste affermazioni.
Conseguenze:
- perdita di credibilità;
- rischi reputazionali;
- possibile esposizione a sanzioni per comunicazione ingannevole.
Come evitarlo:
- dire solo ciò che si può dimostrare con dati;
- usare affermazioni concrete:
- “abbiamo ridotto i consumi energetici del X% tra 2023 e 2024”;
- “abbiamo formato Y ore di sicurezza su Z dipendenti”.
Come rimediare:
- rivedere tutte le comunicazioni (sito, brochure, report);
- rimuovere affermazioni generiche non supportate;
- sostituire con dati concreti e verificabili;
- allinearsi ai principi del tuo articolo su Greenwashing [file:extratti].
Errore 5: ignorare la filiera e i clienti principali
Cosa succede:
- l’azienda non considera che:
- grandi clienti richiedono dati ESG;
- banche chiedono questionari ESG;
- appalti pubblici includono criteri di sostenibilità.
Conseguenze:
- rischio di perdere clienti;
- condizioni di credito meno favorevoli;
- esclusione da gare e commesse.
Come evitarlo:
- mappare i 3–5 clienti principali e chiedere quali dati ESG richiedono;
- verificare con la banca se esistono questionari ESG;
- preparare una baseline essenziale anche se non obbligati da CSRD.
Come rimediare:
- contattare subito clienti principali e banche;
- raccogliere i dati essenziali richiesti;
- costruire un mini dossier ESG ordinato.
Errore 6: non definire una doppia materialità chiarabreve
Cosa succede:
- si elencano molti temi ESG senza capire quali sono davvero rilevanti;
- la doppia materialità viene fatta solo “sulla carta”.
Conseguenze:
- report pieno di temi non prioritari;
- dispersione di energie;
- report poco utile per il management.
Come evitarlo:
- fare una valutazione semplice di:
- impatto su ambiente/società (inside‑out);
- impatto finanziario (outside‑in);
- concentrarsi sui temi con alta priorità in una o entrambe le dimensioni.
Come rimediare:
- rivedere la lista dei temi;
- eliminare i temi poco rilevanti;
- concentrare il report sui temi materiali.
Collegamento al tuo articolo “Doppia materialità spiegata con esempi pratici per le aziende” [file:extratti].
Errore 7: non aggiornare il report e i dati
Cosa succede:
- il report viene fatto una volta e poi non più aggiornato;
- i KPI non vengono monitorati regolarmente.
Conseguenze:
- dati obsoleti;
- report non più utile;
- perdita di credibilità.
Come evitarlo:
- definire una cadenza di aggiornamento (annuale o semestrale);
- integrare il monitoraggio ESG nelle riunioni di gestione.
Come rimediare:
- riprendere il report e aggiornare i KPI con gli ultimi dati;
- fissare una scadenza annuale per l’aggiornamento;
- assegnare un responsabile per il monitoraggio.
Errori specifici nella misurazione delle emissioni
Errore A: confondere Scope 1, 2 e 3
Cosa succede:
- mescolano emissioni dirette e indirette;
- conteggiano gli stessi dati più volte.
Come evitarlo:
- seguire chiaramente le definizioni del GHG Protocol:
- Scope 1: emissioni dirette;
- Scope 2: emissioni da energia acquistata;
- Scope 3: emissioni indirette nella filiera.
Collegamento al tuo articolo “Scope 1, 2 e 3: come calcolare e ridurre le emissioni aziendali” [file:extratti].
Errore B: usare fattori di emissione sbagliati o generici
Cosa succede:
- usano fattori di emissione non adatti al contesto italiano/europeo;
- usano valori medi generici invece di dati specifici.
Come evitarlo:
- usare fattori di emissione aggiornati e pertinenti (es. Choi di settore, fattori nazionali);
- preferire dati specifici quando disponibili.
Come usare questa lista
Questa lista di errori può essere usata per:
- prevenire errori quando si inizia un percorso ESG;
- verificare un report già fatto (checklist di controllo);
- correggere errori già commessi.
Suggerimento pratico:
- trasformare questa lista in una checklist interna (sì/no per ogni errore);
- fare una revisione annuale prima di pubblicare o inviare il report.
Conclusione
Gli errori nella rendicontazione ESG sono comuni, soprattutto alle prime armi.
La buona notizia è che la maggior parte di essi può essere:
- prevenuta con un approccio ordinato;
- corretta con qualche modifica pratica.
I punti chiave sono:
- partire con poche cose essenziali, fatte bene;
- allineare ESG a strategia e processi;
- comunicare solo ciò che si può dimostrare con dati;
- aggiornare regolarmente KPI e report.
Vuoi leggere tutti i nostri articoli?! Clicca qui!
ogni azione è importante nel percorso verso un futuro più verde e sostenibile
Fai il primo passo verso un futuro di successo!
Contattaci per una consulenza

